A fine marzo 2025 il prezzo dell’oro ha superato i 3.100 dollari l’oncia. Tra i molteplici fattori che hanno sostenuto il nuovo record emergono le tensioni commerciali globali, accentuate dalle politiche tariffarie avviate dagli Stati Uniti con il secondo mandato del presidente Donald Trump. Tra queste, le nuove tariffe del 25% sulle importazioni di automobili, che hanno generato forte volatilità sui mercati finanziari, spingendo gli investitori verso asset strategici come l’oro. Inoltre, la Federal Reserve non è ancora intervenuta su ulteriori tagli ai tassi d’interesse come auspicato dal tycoon per aiutare a compensare gli effetti dei dazi.

Le incertezze economiche, a cui si aggiungono le nuove tensioni tra Pechino e Taiwan, continuano a sostenere la corsa del metallo prezioso verso nuove vette, a conferma del ruolo dell’oro come bene rifugio per eccellenza in risposta alla volatilità dei mercati.
Gli analisti di Goldman Sachs hanno rivisto al rialzo le loro previsioni, stimando che il metallo prezioso possa raggiungere i 3.300 dollari l’oncia entro la fine del 2025, spinto dalla domanda sostenuta delle banche centrali, che è destinata ad aumentare, secondo Goldman Sach, nei prossimi 3-6 anni. Il World Gold Council stima che oltre il 24% delle banche centrali abbia in previsione un incremento delle proprie riserve entro il 2026.
Foto: pixabay.com